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L'alternanza Scuola-Lavoro di Benedetta...

 

Dopo aver concluso la mia esperienza di tirocinio al centro diurno, mi trovo ferma davanti al computer a pensare ai momenti passati e alle cose che ho imparato, cercando di mettere insieme qualche frase sensata per far capire l’importanza e il segno che queste settimane hanno lasciato dentro di me. Sebbene io sia rimasta con i ragazzi per solo due settimane, mi sento già parte della loro grande e unita famiglia. 

Dei diversi momenti che scandiscono la giornata al centro, il lavoro al laboratorio del feltro e all’occupazionale mi sono piaciuti e mi hanno colpito in modo particolare. Ho scelto il lavoro, perché credo sia il momento che presenta l’attività del centro sotto ogni punto di vista. Durante il turno tutti i ragazzi hanno un compito e per quanto semplice possa essere (e molto spesso non lo è), è strettamente necessario alla riuscita dell’ordine che deve essere consegnato in tempo; tutti hanno un ruolo e con l’aiuto degli operatori, onnipresenti e onniscienti, cercano di coordinarsi e di lavorare come una grande squadra. Ognuno ha la consapevolezza di ciò che sta facendo ed è in grado di spiegare come agire e a cosa serve l’oggetto su cui si sta lavorando. È impressionante la dedizione e l’impegno che si vedono passando tra i tavoli, sempre accompagnati da chiacchiere, risate e musica che rendono piacevole l’attività. Come ci è stato spiegato dal Coordinatore del centro, Gabriel, la struttura ha tre diversi obiettivi: l’inclusione sociale, il riconoscimento del ruolo e dell’utilità e la condivisione diretta con il territorio. Nell’ambiente di lavoro le persone con disabilità diventano lavoratori e come tali hanno diritti e doveri da rispettare e si vedono riconosciuti dei ruoli all’interno di questo. Il sentirsi utili è fondamentale per il successo personale di qualsiasi persona, a maggior ragione per qualcuno che è stato o è discriminato. Tutto ciò che viene prodotto dai ragazzi del centro è commissionato da aziende private o da clienti e alcuni laboratori frequentati si svolgono nelle varie strutture del territorio. In base alla mia esperienza e al tempo passato a parlare con i ragazzi, posso dire che gli obiettivi sono stati raggiunti con successo: i ragazzi sono felici di lavorare, e quando qualcuno ha meno voglia del solito, o magari è triste, sono tutti pronti ad aiutarlo e a tirarlo su. All’interno del centro si è creata una grande famiglia in cui non importa quante braccia ti funzionano o come sei fatto, perché in poco tempo sarai capito, aiutato e stimolato ad andare oltre ai tuoi limiti. Una delle cose che mi ha colpito di più è il metodo che utilizzano i volontari e gli operatori per spronare i “tosi”; costruiscono supporti appositi per far lavorare tutti e cercano di fare in modo che i ragazzi si aiutino tra di loro o che ci provino, prima di dover chiamare loro.

Lavorare, anche se per poco, nella struttura è stato molto importante per me, perché mi ha fatto capire l’importanza della diversità e del contatto con le persone, con disabilità o meno, perché nonostante tutto, tutti abbiamo bisogno di essere apprezzati e amati per quello che siamo. A parte tutte le cose che ho imparato dal punto di vista pratico e morale, in un ambiente del genere in cui si può essere solo se stessi, ci si sente accettati per quello che si è, forse è per questo che eravamo quasi sempre tutti felici!

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